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Lo svezzamento dei vitelli: uno dei periodo più stressanti


News

07 Marzo 2022

Lo #stress può comportare enormi sfide per la salute a breve e lungo termine del vitello, per le sue prestazioni e la redditività economica.

Il modo in cui gestiamo i vitelli prima, durante e dopo lo svezzamento, può avere effetti drammatici sulla redditività economica, sull'accettazione da parte dei consumatori e sulla qualità del prodotto finale.

Il benessere dei vitelli è spesso compromesso da problemi seri quali condizioni di salute precarie, deprivazione sociale, comportamenti anomali e pratiche stressanti, tutti dovuti all’ambiente in cui crescono e alle procedure cui vengono sottoposti. Lo scorso mese abbiamo già parlato dei problemi che si possono contrarre nella fase postnatale. Tra gli altri fenomeni da prendere in considerazione, rientra lo svezzamento.

Lo svezzamento è considerato uno dei periodi più stressanti nella vita produttiva di un vitello. Durante il processo di svezzamento, i vitelli sono esposti a vari fattori di stress che includono l’allontanamento dalla madre, cambiamenti fisiologici, castrazione, vaccinazione, decornazione, esposizione a nuovi recinti o ambienti di pascolo, possibili cambiamenti nelle fonti di alimentazione e acqua, e per molti vitelli nati nel periodo primaverile, l'esposizione ai cambiamenti climatici stagionali.

Questi vari fattori di stress possono comportare enormi sfide per la salute a breve e lungo termine del vitello, per le sue prestazioni e la redditività economica.

Questo passaggio permette all’animale di sviluppare i prestomaci. In allattamento i prestomaci crescono proporzionalmente al corpo dell’animale, mentre durante lo svezzamento il rumine e il reticolo aumentano di molto il proprio volume, sino ad avere un accrescimento quattro volte superiore a quello del corpo. Le modificazioni che si verificano, come l’instaurarsi della microflora e della microfauna, la differenziazione e l’attivazione dei processi della mucosa, sono influenzate dalla dieta fornita. Nella fase di transizione alimentare (dalla seconda o terza settimana di età fino allo svezzamento) viene introdotto nella dieta alimento solido, per innescare le prime fermentazioni ruminali. In questo periodo, il vitello consuma latte o suoi succedanei, mangime starter ed acqua. I principali responsabili dello sviluppo del rumine sono gli acidi grassi volatili o VFA (acetato, propionato e butirrato) che si producono a partire dai carboidrati introdotti con il mangime starter ed apportano energia.

Lo sviluppo del tratto digerente nei vitelli presenta un sistema organizzato in modo univoco. In particolare, quando il rumine si sviluppa e viene colonizzato da microrganismi, un vitello passa fisiologicamente da animale monogastrico a ruminante funzionante. È importante sottolineare che lo sviluppo del rumine nei vitelli può influenzare direttamente l'assunzione di mangime, la digeribilità dei nutrienti e la crescita complessiva.

Lo stato nutrizionale del vitello determinerà in che modo il vitello svilupperà una risposta immunitaria alle vaccinazioni e alle sfide associate allo stress dello svezzamento. I livelli di stress del tratto gastrointestinale, diarrea e altre malattie possono essere esacerbati o ridotti in funzione di come e quando avviene lo svezzamento. La qualità e la quantità dei mangimi introdotti durante questo periodo critico possono anche avere un impatto sulla salute e sul benessere dei vitelli.

Quante volte abbiamo affrontato il delicato argomento dello svezzamento e di quale sia la miglior pratica da applicare nel nostro allevamento?
Spesso non ci si sofferma a valutare un aspetto fondamentale: la miglior razione possibile, per funzionare, deve essere dapprima mangiata!